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Lezione 12 | Genere Surfanta

Aggiornamento: 2 giorni fa

In Feltrinelli CLN il 17 aprile dalle ore 17

Al fondo di questo articolo troverete come al solito spunti creativi e gli esercizi per avvicinarvi al linguaggio visionario e fantastico del Surfanta.


Introduzione: quando il surreale incontra la fantasia


Dopo il surreale, il passo successivo è quasi un atterraggio in un mondo parallelo: il Surfanta. Se il surreale trasfigura il reale attraverso l'inconscio, il Surfanta costruisce mondi altri — coerenti, simbolici, abitabili da creature che non esistono ma che sembrano ricordarci qualcosa. Questa lezione è un invito a spingersi oltre l'onirico, ad abitare l'immaginario fantastico con rigore e visione, a fare della fantasia non un rifugio ma un linguaggio.

Lasciamo dunque emergere creature, paesaggi impossibili, figure ibride che non ci spiegano nulla ma ci mostrano qualcosa. Più avanti vi spiegherò come.


Etimologia ed evoluzione del concetto di Surfanta


Il termine Surfanta nasce dall'unione di due parole: Surrealismo e Fantasia. In seguito, il nome verrà reinterpretato come acronimo di SUbcosciente Reale FANTastica Arte, ampliandone il respiro concettuale. Il movimento viene coniato dal pittore torinese Lorenzo Alessandri, fondatore del gruppo, che vedrà militare nei suoi ranghi anche gli artisti Raffaele Pontecorvo, Enrico Colombotto Rosso, Silvano Gilardi detto Abacuc, Lamberto Camerini, Giovanni Macciotta e Mario Molinari.

Non è una semplice derivazione del Surrealismo storico: il Surfanta prende le distanze dal primato dell'inconscio freudiano per abbracciare una visione più ampia, che include il simbolo, il mito, l'esoterico, il grottesco e la bellezza perturbante. Non indaga la mente: costruisce mondi.

Il movimento artistico nasce come contrasto al linguaggio astratto e concettuale allora in voga, adottando un linguaggio fantastico e visionario che diventerà il segno distintivo principale dell'opera di Alessandri.

Il Surfanta non scappa dalla realtà: la ricostruisce da zero.


La Soffitta Macabra e la nascita del movimento


Ogni movimento ha un luogo d'origine. Per il Surfanta, quel luogo è la Soffitta Macabra, un cenacolo artistico fondato nel quartiere Cit Turin di Torino. Si tratta di uno spazio destinato a divenire il salotto noir del paranormale, un luogo per incontri e conversazioni tra adepti dell'inconscio metafisico, occultisti e artisti romantici.

Lorenzo Alessandri nasce a Torino nel 1927 e, prima ancora di imparare a scrivere, inizia a disegnare soggetti fantasiosi quali scheletri, diavoli, mostri e simili. Autodidatta, a 13 anni inizia a incidere il linoleum e a 15 realizza il suo primo dipinto a olio. È da questa matrice visionaria, quasi infantile nella sua purezza ossessiva, che nascerà il Surfanta.

Nel 1964, con Abacuc (Silvano Gilardi), Giovanni Macciotta, Lamberto Camerini, Enrico Colombotto Rosso, Raffaele Pontecorvo e lo scultore Mario Molinari, Alessandri lancia l'idea/movimento "Surfanta" tramite l'omonima rivista. Così come il Surrealismo di Breton nasce attorno a una rivista, il Surfanta costruisce la sua identità attraverso la parola scritta oltre che l'immagine dipinta.


Il Surfanta nelle arti: pittura, disegno, incisione


Il Surfanta è fondamentalmente un movimento di pittori e disegnatori. Non cerca la contaminazione con il cinema o la letteratura come il Surrealismo storico: si concentra sull'immagine, sulla tavola, sul segno, sulla materia del colore.

Nella pittura, il Surfanta lavora su figure ibride, paesaggi mentali, scenari notturni abitati da creature ai margini dell'umano. I temi dominanti sono la condizione umana vista come fuori dal tempo, segnata da cicli di morte e rinascita, e da un'incombente angoscia esistenziale. Il soprannaturale si fonde con la bellezza, spesso femminile, in contrapposizione a personaggi grotteschi, alieni, beffardi.

Nel disegno e nell'incisione, il Surfanta trova un terreno ancora più fertile: il segno a china, l'acquaforte, la xilografia diventano strumenti per fissare visioni che sfuggono alla logica ordinaria. I personaggi fantastici a china conosciuti come "pascal" — nati negli anni Quaranta — daranno in seguito vita alla serie "I posti": figure che entrano nei paesaggi reali trasformandoli in qualcos'altro.

Nel fumetto e nell'illustrazione contemporanea, l'eredità del Surfanta è riconoscibile in tutti quegli autori che costruiscono mondi coerenti e abitabili al di fuori delle leggi del reale, senza però rinunciare alla precisione del segno.

Il Surfanta non descrive: abita.


Alcuni esponenti fondamentali


Senza voler ingabbiare nessuno in un'etichetta, ci sono autori che hanno reso il Surfanta un linguaggio visivo riconoscibile:

  • Lorenzo Alessandri, fondatore e "Papa Nero" del movimento, con il suo immaginario macabro, onirico e profondamente simbolico. Nella sua opera "c'è un realismo dell'irrealtà, un naturalismo dell'innaturale, una capacità di rappresentare in maniera perfettamente precisa ciò che non esiste altro che nel sogno."

  • Enrico Colombotto Rosso, forse il più noto del gruppo, con un linguaggio pittorico che unisce raffinatezza formale e inquietudine visionaria.

  • Raffaele Pontecorvo, esteta del segno, capace di una perfezione quasi rinascimentale al servizio di soggetti perturbanti.

  • Abacuc (Silvano Gilardi), con un immaginario più grottesco e irriverente, dove la fantasia si tinge di ironia nera.

  • Lamberto Camerini, Giovanni Macciotta, Mario Molinari: artisti che, ciascuno con il proprio linguaggio, contribuiscono a definire l'orizzonte visivo del movimento. A lezione comunque vi portero' materiale da visionare piu' figo di queste foto sgranate!!


Il Surfanta nell'inchiostrazione e nell'illustrazione


Nel disegno, il Surfanta è una palestra potentissima. Permette di:

  • costruire mondi visivi coerenti e abitabili

  • lavorare su figure ibride e metamorfosi radicali

  • usare il simbolo non come decorazione ma come struttura narrativa

  • creare una coerenza interna all'immagine che non dipende dalla logica esterna

L'inchiostrazione diventa strumento di costruzione del mondo: serve a rendere necessario l'impossibile. Una linea sicura può sostenere anche la creatura più improbabile.

Nel fumetto e nell'illustrazione contemporanea, il Surfanta vive in questa tensione: coerenza interna e libertà totale di invenzione.

Alcuni riferimenti da osservare in quest'ottica ancora una volta:

Lorenzo Alessandri — I suoi "pascal" a china sono forse l'esempio più puro: figure grottesche e precise, che abitano paesaggi reali trasformati in spazi fantastici. Il segno è rigoroso, la visione è libera.

Enrico Colombotto Rosso — Un segno morbido e raffinato che costruisce atmosfere sospese tra decadenza e bellezza. Le sue figure femminili sembrano provenire da un altrove senza nome. (ps. io possiedo una sua opera originale!)

Wayne Barlowe — Illustratore americano che ha costruito bestiarii immaginari con la stessa sistematicità di un naturalista. Il Surfanta ante litteram, visto dall'altra parte dell'Atlantico.

Shaun Tan — La sua capacità di costruire mondi fantastici con coerenza interna e densità simbolica è tra le più alte dell'illustrazione contemporanea.

Jean-Baptiste Monge — Illustratore francese che unisce precisione del segno e immaginario creaturale in un linguaggio erede diretto della visione fantastica europea.

In tutti questi autori il Surfanta non è un effetto, ma un modo di pensare l'immagine: il segno diventa lo strumento per dare forma a ciò che non esiste ancora, ma che, una volta visto, sembra inevitabile.


Surfanta e Surreale: distinzione necessaria


Surfanta e Surreale vengono spesso confusi o sovrapposti, ma non sono la stessa cosa, soprattutto quando li traduciamo in immagini.

Il Surreale lavora sull'inconscio: prende il reale e lo trasfigura attraverso associazioni involontarie, metamorfosi, slittamenti di senso. Il suo punto di partenza è sempre il mondo che esiste. L'obiettivo è rivelare ciò che è nascosto dentro il reale.

Il Surfanta, invece, costruisce: crea sistemi visivi autonomi, coerenti nella loro logica interna, anche se radicalmente lontani dal reale. Il suo punto di partenza è la fantasia, non l'inconscio. L'obiettivo non è rivelare, ma inventare.

Il Surreale ti fa chiedere "cosa nasconde?". Il Surfanta ti fa chiedere "dove si trova?".

In inchiostrazione questo si traduce così: il Surreale lavora su giustapposizioni e atmosfere; il Surfanta lavora su creature, architetture, ecosistemi visivi.


Surfanta e Fantastico: un'ulteriore distinzione


Aggiungo una distinzione più sottile, utile dal punto di vista compositivo e narrativo, soprattutto per chi disegna.

Il Fantastico letterario — quello di Hoffmann, Poe, Calvino, Borges — funziona per irruzione: qualcosa di impossibile entra in un contesto ordinario e lo destabilizza. La tensione nasce dal contrasto tra il reale e il perturbante.

Il Surfanta non irrompre: è già là. Non c'è contrasto perché non c'è un "reale" dal quale partire. Il mondo fantastico è il mondo, semplicemente. Le creature di Alessandri non appaiono nonostante il contesto, ma con esso.

Il Fantastico ci sorprende. Il Surfanta ci accoglie.


Il Surfanta oggi: un'eredità viva


Il movimento, pur sciogliendosi nel 1972, fu con tenacia divulgato da Alessandri che sino alla morte sentirà la sua appartenenza Surfanta. Un atto di fedeltà raro, che dice molto sulla potenza di un'idea che supera la forma organizzata di un gruppo.

Oggi il Museo Alessandri di Giaveno conserva e promuove questa eredità con mostre, esposizioni e ricerche che ne valorizzano la visione artistica e storica.

Ma l'eredità del Surfanta vive soprattutto nell'illustrazione contemporanea, nel fantasy visivo, nell'arte creaturale, in tutti quegli autori che costruiscono mondi con la stessa serietà con cui un geografo traccia mappe. Il Surfanta è una postura mentale prima ancora che uno stile: significa credere che l'invenzione sia una forma di conoscenza.

Il Surfanta non è un'etichetta storica: è un invito a costruire mondi.


Esercizio 1 — Il Bestiario Personale


Tema: Surfanta | Collegamento facoltativo al tema fanzine: "Le Cadute"

Questo esercizio parte da un'operazione semplice ma potentissima: inventare una creatura.

Step 1 — Progettare la creatura

Non partite dall'estetica. Partite dalla logica interna: dove vive questa creatura? Di cosa si nutre? Ha paura di qualcosa? Ha un linguaggio? È sola o si muove in gruppo?

Scrivete una piccola scheda descrittiva, anche di cinque righe. Non serve che sia bella da leggere: deve essere utile a voi.

Poi, e solo poi, iniziate a disegnarla.

Se volete collegarvi alla fanzine, lavorate su una creatura che cade — fisicamente, simbolicamente, cosmicamente. Una creatura in caduta libera. Cosa porta con sé? Dove sta andando?

Step 2 — Il contesto

Una creatura da sola è un'illustrazione. Una creatura nel suo ambiente è un mondo.

Disegnate il luogo in cui vive la vostra creatura. Non deve essere elaborato: può essere un dettaglio, un frammento di spazio. L'importante è che il contesto e la creatura comunichino una coerenza interna.

Giocate con:

  • scala e proporzioni

  • materiali e texture del luogo

  • luce e atmosfera

  • relazione tra creatura e spazio

Step 3 — Selezione e inchiostrazione

Scegliete la composizione che sembra più abitata, quella in cui la creatura sembra davvero esistere nel suo mondo.

Inchiostatela usando uno degli stili esplorati nelle lezioni precedenti, oppure sviluppando un linguaggio che senta come il vostro.

Obiettivo dell'esercizio

Allenare:

  • costruzione di coerenza interna a un mondo visivo

  • relazione figura/spazio

  • capacità di invenzione sistematica

  • inchiostrazione a servizio del mondo, non solo del segno


Esercizio 2 | La Mappa dell'Altrove


Disegnate una mappa di un luogo che non esiste — o che esiste solo per voi.

Non una mappa decorativa: una mappa funzionale. Con nomi, confini, punti d'interesse, forse una legenda. Come quelle dei libri fantasy che da bambini ci sembravano più reali delle cartine geografiche della scuola.

Il luogo può essere enorme o minuscolo. Può essere il quartiere immaginario di una città impossibile, o la topografia interna di un oggetto. L'unica regola è che abbia una sua logica — che se uno ci abitasse, saprebbe come orientarsi.

Per questo esercizio potete usare anche il modus operandi degli esercizi precedenti: partite da parole, emozioni, frammenti, e lasciate che diventino geografie.


Esercizio 3 — Il Ritratto della Creatura Impossibile | variante collettiva


Riprendete il cadavre exquis della lezione precedente, ma questa volta l'obiettivo non è la figura umana deformata: è la creatura Surfanta.

Ogni partecipante disegna una parte del corpo di una creatura — senza vedere le altre. Il risultato sarà un essere che nessuno ha progettato ma che tutti hanno abitato.

Una volta completato, la creatura va nominata, classificata, inserita nel suo ecosistema. Ha un nome? Una provenienza? Un comportamento?

Questo esercizio dimostra come l'immaginario collettivo possa costruire mondi con una coerenza sorprendente, senza alcun controllo razionale preventivo.


Bibliografia Surfanta e Visione Fantastica

Il Surfanta — fonti primarie e studi


  • Lorenzo Alessandri, Zorobabel (diario intimo dell'artista, considerato documento fondamentale sulla sua visione)

  • Catalogo del Museo Alessandri di Giaveno — raccoglie i cicli pittorici principali: Bambole, Bestie e Donne, Doppie, Pascal, Posti, Camere dell'Hotel Surfanta

  • Mostra antologica virtuale Le Lune di Alessandri, Consiglio Regionale del Piemonte (consultabile online)

  • Rivista Surfanta, annate dal 1964 — organo ufficiale del gruppo

Arte fantastica e visionaria — riferimenti storici

  • Hieronymus Bosch — il precursore assoluto, il costruttore di mondi infernali e grotteschi

  • Gustave Moreau — simbolismo e visione mitica

  • Odilon Redon — l'onirico come sistema

  • Arnold Böcklin — paesaggi dell'anima

Illustrazione fantastica contemporanea

  • Shaun Tan, L'approdo e Il vicolo perduto

  • Wayne Barlowe, Barlowe's Guide to Extraterrestrials e Inferno

  • Jean-Baptiste Monge — bestiarii e creature

  • Brian Froud e Alan Lee, Fate — un classico del fantasy illustrato

  • Arthur Rackham — erede dell'immaginario gotico europeo

Il fantastico in letteratura (per chi vuole approfondire le radici)

  • Tzvetan Todorov, La letteratura fantastica

  • Jorge Luis Borges, Finzioni e Il Libro degli Esseri Immaginari

  • Michael Ende, La Storia Infinita

  • J.R.R. Tolkien, Albero e Foglia (il saggio "Sulla Fiaba" è forse la riflessione più bella mai scritta sulla fantasia come atto creativo)

La lista continua — se avete qualcosa da suggerire, scrivetemi e la aggiungo!

Commenti


© Michele di Erre Art
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Grazie per essere arrivatə fin qui sei chiaramente una persona curiosa.
Restiamo ispirati, un po’ strani e piacevolmente disorientati insieme.

Sinceramente Michele

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