Lezione 10 | Tema Assurdo
- Michele Di Erre
- 20 gen
- Tempo di lettura: 14 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
Con l'intervento di Benedetta Pisani
in via mazzini 44d Spazio Trama
Giove 29 gennaio dalle 17 per i nuovi e chi vuol condividere o ha domande,
dalle 17e30, per tutti gli altri, fino alle 20 circa
Introduzione: perché parlare di assurdo
In questa lezione faccio un passo "laterale".
Dopo stili, regole e riferimenti solidi, apro una porta che porta altrove: il genere assurdo.
È una lezione di respiro, di rottura, di libertà controllata. Non a caso è anche una delle più accessibili per chi non ha mai seguito il mio corso: l’assurdo non chiede permesso, entra in scena e basta.
Etimologia ed evoluzione del concetto di assurdo
La parola assurdo deriva dal latino absurdus, che significa letteralmente “stonato”, “fuori accordo”.
In origine non indicava qualcosa di buffo o comico, ma ciò che non suona bene, che rompe l’armonia, che non rispetta una logica condivisa.
Col tempo, l’assurdo diventa una categoria filosofica, letteraria e artistica: non più errore, ma strumento. Un modo per mettere in crisi il senso comune, per rivelare l’artificiosità delle regole, per far emergere nuove possibilità di lettura del reale.
L’assurdo nelle arti: oltre il visivo
L’assurdo non nasce solo nelle arti visive. Nel teatro, prende forma con autori come Beckett e Ionesco: dialoghi che non portano da nessuna parte, azioni ripetute, personaggi intrappolati in gesti inutili. Nel cinema, lo ritroviamo in Buñuel, in un surrealismo narrativo, fino a declinazioni più contemporanee come Jan Švankmajer dove il paradosso diventa linguaggio visivo.
Nelle arti visive, l’assurdo si manifesta attraverso:
sproporzioni
accostamenti illogici
gesti fuori contesto
narrazioni interrotte
composizioni che sembrano “sbagliate” ma funzionano perfettamente
L’assurdo non è caos: è una logica alternativa.
Alcuni esponenti a mio avviso da segnalare come assurdi!
Non amo etichettare, ma alcuni nomi aiutano a orientarsi.
René Magritte, che usa l’assurdo come cortocircuito semantico: immagini chiare che negano se stesse.
Marcel Duchamp, che porta l’assurdo nel gesto concettuale, trasformando l’arte in domanda.
Francis Bacon, per la deformazione esistenziale del corpo, che sfiora spesso l’assurdo tragico.
Jean Dubuffet, con il suo rifiuto della “bella forma” e l’abbraccio dell’istintivo e dell’anti-accademico.
Saul Steinberg, ponte perfetto tra arte, disegno e illustrazione: ironia, paradosso, intelligenza grafica pura.
Di seguito in questa galleria immagini potete vedere in ordine gli artisti alcune loro opere, qui sopra citati
Assurdo o Surreale? Differenze..
L’assurdo è un territorio ampio, un contenitore che attraversa epoche e linguaggi, capace di accogliere molti artisti del passato e soprattutto numerosi contemporanei. Ho citato Magritte, spesso associato al surrealismo, ma in realtà anche lui, come molti altri, può essere letto attraverso la lente dell’assurdo. Proprio per questo, nella prossima lezione entreremo più a fondo in quella differenza sottile, ma decisiva, tra assurdo e surreale. Perché l’assurdo può essere molte cose, e non sempre coincide con il sogno.
C’è infatti una distinzione fondamentale tra assurdo e surreale, e chiarirla aiuta molto anche nel disegno.L’assurdo nasce dallo scontro diretto con la realtà: ne prende le regole e le spinge fino al punto in cui smettono di funzionare. È logico fino all’eccesso, ripetitivo, stonato, spesso ironico; non sogna, insiste. Il surreale, invece, non forza la realtà: la attraversa. Attinge all’inconscio, al sogno, all’associazione libera, creando immagini che non chiedono spiegazioni ma accettazione. Se l’assurdo ti fa pensare “non ha senso”, il surreale ti fa dire “potrebbe esistere, da qualche parte”.
In inchiostrazione, l’assurdo lavora sulla struttura e sul paradosso; il surreale sull’atmosfera e sulla visione. Entrambi rompono le regole, ma lo fanno da due direzioni opposte.
L’assurdo nell’inchiostrazione e nel fumetto
Nel disegno e nell’illustrazione, l’assurdo è una risorsa potentissima. Permette di:
rompere la gabbia compositiva
usare formati estremi
forzare le proporzioni
giocare con il ritmo visivo
accettare l’errore come parte integrante del linguaggio
Qui l’inchiostrazione non serve a “rifinire”, ma a dare coerenza all’incoerenza, a rendere leggibile ciò che, in apparenza, non lo è.
Penso spesso alla lezione di Scott McCloud: mentre spiega il fumetto, costruisce immagini dichiaratamente assurde, paradossali, a volte quasi infantili. Eppure funzionano benissimo, proprio perché l’assurdo diventa uno strumento didattico potentissimo: più l’immagine è improbabile, più il concetto diventa chiaro.
Oppure a Steve Cutts, che nei suoi cortometraggi ci presenta mondi distopici, feroci e ironici partendo sempre da una domanda semplicissima: “cosa succederebbe se…?”. L’assurdo, qui, non è decorazione, ma un modo diretto per smascherare la realtà.
E poi c’è di nuovo Moebius, che abbiamo già attraversato in molte lezioni e che ritorna costantemente perché sfugge a ogni etichetta. Per questo non amo classificare rigidamente gli artisti: preferisco immaginare un menu. L’assurdo è un tipo di pizza, e gli artisti sono gli ingredienti. Gli stessi ingredienti possono stare sulla margherita o sulla quattro stagioni. Moebius, per esempio, è il pomodoro: lo trovi ovunque, cambia il contesto ma resta fondamentale.
E la mozzarella potrebbe essere Milo Manara: altro autore che cito spesso e che mi aiuta a introdurre il paragrafo successivo.
Anche quando non sono esplicitamente assurdi, artisti come lui, come Topor, Kubin, Gary Panter o Saul Steinberg, ci insegnano che il segno può diventare narrazione fluida, elastica, capace di sostenere anche le situazioni più improbabili senza perdere eleganza.
Qui sotto un altra galleria di immagini sugli artisti citati sopra
L’assurdo, in fondo, non è uno stile chiuso: è un’attitudine. Un modo di pensare l’immagine prima ancora di disegnarla. Ma prima di passare tutt'altro lasciatemi dire due parole su Roland Topor è uno di quegli autori che andrebbero conosciuti da chiunque disegni, anche da chi pensa di non amare l’assurdo. Illustratore, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore: Topor non ha mai scelto un solo linguaggio, li ha attraversati tutti con la stessa ferocia ironica.
Il suo segno è apparentemente semplice, quasi infantile, ma colpisce come una lama. Figure umane deformate, situazioni crudeli, paradossi visivi che fanno sorridere e subito dopo mettono a disagio. In Topor l’assurdo non è mai gratuito: è uno strumento per smascherare l’ipocrisia sociale, il potere, la normalità stessa. Basta pensare al suo lavoro per Il pianeta selvaggio o alle sue illustrazioni editoriali, dove l’immagine diventa una trappola concettuale.
Per chi si occupa di inchiostrazione, Topor è una lezione fondamentale: dimostra che non serve virtuosismo tecnico per essere incisivi. Serve un’idea forte, portata fino in fondo, e il coraggio di lasciare il segno nudo, diretto, a volte scomodo. Disegnare “bene” non è l’obiettivo; dire qualcosa sì. E Topor lo fa, sempre, senza chiedere permesso.
Erotico e assurdo
Erotico e assurdo, a prima vista, sembrano muoversi su piani opposti. In realtà funzionano sorprendentemente bene insieme. È un territorio che amo esplorare e che, anche questa volta, affido in dialogo alla sensibilità di Benedetta Pisani, con cui condivido l’idea che l’erotico non sia solo corpo, ma pensiero. L’erotico diventa assurdo quando il desiderio è sproporzionato, quando i corpi si comportano in modo inatteso, quando le posture sfidano la logica anatomica e la tensione è più mentale che fisica. In questi casi l’assurdo toglie solennità all’erotico, lo libera dal peso della performance, mentre l’erotico restituisce umanità all’assurdo, lo ancora all’esperienza sensibile.
Il risultato è un territorio ironico, elegante, spesso più potente di qualsiasi rappresentazione esplicita, perché lavora sull’immaginazione e non sulla dimostrazione.
Ecco di seguito vi ho inserito uno scritto elaborato da Benedetta in merito a questo tema.
Assurdo e erotismo di Benedetta Pisani
Il primo pensiero che ho fatto quando Michele mi ha proposto di portare una riflessione
sull’assurdo e l’erotismo, è stato banale. Il sesso è di per sè assurdo, una dimensione in cui
il senso va ben oltre la comprensione: perché mai dovremmo provare piacere nell’essere
nude e sudate, avvinghiate a un altro corpo nudo, sudato. Gli odori, le lingue che si
intrecciano, le mani nel sedere, sui genitali e poi dritte in bocca, in faccia. Tutto questo è
assurdo - e pure un poco disgustoso - se traslato sul piano di razionalità. Per andare un po’
più in profondità, ho colto ispirazione dell’articolo di preparazione scritto da Michele e dal
Manuale imperfetto di sessuologia della Gestalt, il cui approccio - secondo me - è molto
affine a quello artistico e generativo che guida laboratori come questo.
Al fine di inquadrare velocemente l’idea gestaltica di sessualità, è importante introdurre il
concetto di aggressività sessuale - nato da un’intuizione di Isha Larry Bloomberg e
sviluppato da Mariano Pizzimenti. Secondo gli studiosi, aggressività e sessualità si possono
combinare tra loro in un rapporto “complementare”, possono cioè coesistere in un rapporto
di figura/sfondo. Aggredire etimologicamente vuol dire “camminare verso”, andare nel
mondo, prendere ciò che può soddisfare i nostri bisogni e renderlo assimilabile attraverso la
masticazione. Nel suo rompere gli equilibri, l’aggressività lascia spazio a nuove forme e può
diventare un’opportunità di crescita e trasformazione, ma solo se sostenuta e contenuta
dall’Eros, che porta a sentire la separazione tra me e il mondo e a provare piacere nel
colmare questa separazione attraverso l’atto creativo. La sessualità, quindi, è un atto
creativo e, in quanto tale, ci offre l’opportunità di uscire dall’individualismo, e
rendendo i confini - sia miei che dell’altro - più permeabili, permette che avvenga uno
scambio tra i corpi erotici; corpi che stimolano eccitazione, creatività e ideazione. “Nessuno
ama infatti l’altro, ma ognuno ama ciò che crea con la materia dell’altro” (Galimberti, 2004).
E il mezzo di espressione creativa che la sessualità utilizza è l’eccitazione, che crescendo fa
vibrare i confini e li rende meno omogenei e più permeabili. Le persone - durante
l’esperienza del sesso - scambiano emozioni, contatti, fluidi, fino al momento dell’orgasmo -
quando si vive - in cui i confini si dissolvono del tutto per qualche attimo, permettendo una
fusione con il tutto, in cui non percepiamo più le differenze. Una fusione inspiegabile e
assurda, che però finisce per scontrarsi con il bisogno umano di dare senso. Il guaio
sussiste proprio nel momento in cui attribuiamo questa sensazione di completezza alla
persona con cui abbiamo vissuto l’esperienza del sesso: crediamo che sia quella particolare
persona a darci qualcosa che a noi manca e, quindi, a farci sentire completi. Oppure, al
contrario, quando non si nutrono aspettative totalizzanti è possibile che non si tengano in
considerazione neanche quelle delle altre persone: in questo modo si torna alla dimensione
individualista, capitalista e edonista antecedente all’incontro sessuale. In questo contesto le
relazioni affettive sessuali diventano beni di consumo usa e getta, e le persone prodotti da
consumare. Queste dinamiche - apparentemente distanti - si inseriscono nella cornice dell’amore romantico, che accentra tutte le virtù in un’unica persona, creando dipendenza immediata e normalizzando il concetto di amatonormatività secondo cui avere una relazione amorosa esclusiva e prioritaria rispetto a tutte le altre relazioni sia un’aspirazione condivisa e
auspicabile per le persone.
Michela Murgia ci spiega cosa succede nel momento in cui si rende normativa la necessità
di rincorrere il vero amore:
“Dentro questa presunzione di eternità dei rapporti, niente deve spostarsi o non è “vero
amore” perché il vero amore non cambia. Il vero amore è uno, eterno, eternamente identico.
La quantità di sofferenze che derivano da questa idea irrealistica del cuore delle persone è
infinita e spesso vissuta nel segreto. I rapporti in quest’ottica non possono finire, solo fallire.
Lo strazio delle separazioni, che già non sono facili da affrontare, è peggiorato
esponenzialmente dall’aspettativa che non dovessero verificarsi, che siano il fallimento di
una vita, qualcosa che infligge una ferita insanabile, specie alle vite di chi fa l’investimento
emotivo maggiore (indovina chi)”.
Nell’amatonormatività, a me sembra emergere un primo goffo tentativo di arginare
l’assurdità del sesso e dell’amore. Ma andiamo avanti.
Nel suo articolo, Michele scrive di “corpi che si comportano in modo inatteso”. E io ho
immediatamente associato la frase alle reazioni corporee controintuitive, quelle che
suscitano disorientamento; ad esempio, l’assenza di erezione durante un rapporto sessuale-
genitale, che provoca frustrazione nelle persone con pene e insicurezza nella persona
partner, come fosse una sua responsabilità la non reattività dell’organo maschile. L’erezione
è un riflesso vascolare collegato al sistema nervoso autonomo, quindi molto suscettibile alle
ansie e paure che subentrano, per X ragioni, al momento dell’incontro sessuale. La persona
pene-munita, quindi, può sentirsi eccitata e desiderare di fare sesso, ma il meccanismo della
vasodilatazione si inceppa. Secondo me, è interessante la lettura gestaltica di questa
condizione, volta a uscire dalla dinamica performativa e ristabilire contatto con la propria
umanità relazionale: chi non vive l’esperienza dell’erezione inizia a pensare che il proprio
pene è disfunzionale, non funziona, non è performante… è una strategia di sopravvivenza
che si esplica attraverso il “vorrei, ma non posso”. Appare più accettabile risultare
inadeguato che rifiutante; e invece, piuttosto che concentrarci sulla disfunzionalità,
potremmo prendere atto della non disponibilità ad avere un rapporto genitale in quel
momento e esplorare altre forme di sessualità. Jaspers ci ha insegnato che non esiste il
comportamento disfunzionale. Ogni comportamento è funzionale a qualcosa, la difficoltà
consiste nello scoprire a cosa. Quindi, piuttosto che colpevolizzarsi o mortificarsi per
un’erezione mancata, può essere interessante cogliere l’opportunità che il nostro corpo ci
regala per comprendere di cosa abbiamo bisogno. L’assurdo è in questa corporeità
profondamente umana, in cui la non performatività genera nuove forme di
espressione creativa dell’eccitazione.
Un ultimo pensiero che mi piacerebbe toccare rispetto a questa poliedrica connessione tra
l’assurdo e l’erotismo riguarda i kink, le parafilie, ossia qualsiasi interesse, fantasia, impulso,
gusto o comportamento sessuale ricorrente e intensamente eccitante, che coinvolge
oggetti, situazioni o individui particolari. Ne sono alcuni esempi il voyeurismo, i feticismi
(l’eccitazione sessuale è legata all’uso di oggetti inanimati o a una specifica parte del corpo
non genitale), le pratiche di BDSM… Le parafilie, ben distinte dai disturbi parafilici che vanno
a influenzare negativamente lo svolgimento sereno della propria quotidianità, non hanno limiti di senso. I comportamenti sessuali cosiddetti atipici, in presenza di consenso e
negoziazione, possono essere un’ulteriore rappresentazione giocosa e erotica
dell’assurdo, dell’inspiegabile piacere suscitato da ciò che viene comunemente
etichettato come atipico. Certamente, si può decidere di indagare in profondità per
comprendere da dove derivino certe fantasie o interessi sessuali: qualsiasi scelta o gusto
che ci caratterizza può tendenzialmente essere il risultato di più fattori e esperienze di vita…
ma allora perché soffermarci proprio sull’ambito sessuale? Sicuramente è un ambito della
nostra esistenza molto delicato e sfaccettato, intimo e sociale, ma può essere interessante
provare a stare nel momento presente - esplorare le sensazioni corporee e sperimentare la
comunicazione sessuale con le persone partner - piuttosto che andare alla ricerca di
esperienze passate e non traumatiche, per comprendere qualcosa che, più o meno
consapevolmente, stiamo in realtà giudicando: voglio conoscere l’origine degli aspetti di me
che reputo socialmente non accettabili.
La dimensione dell’assurdo è da preservare, stare nell’incompiutezza del pensiero,
nella bellezza del sensoriale e nella necessità del consenso e della consapevolezza di
sé e dell’altro può essere un buon inizio per cominciare a vivere una sessualità
imperfetta e appagante.
Ecco questa digressione della nostra Benedetta credo che apre la strada a molti spunti creativi su come interpretare in modo del tutto unico il tema dell'assurdo!
Una visione che si puo' spostare all'interno dell'esistenza umana e andare a delle profondita' dove le dimensioni e le regole fisiche non contano piu'. La dimensione del pensiero... L'assurdo.
Concluderei questa parentesi dell'assurdo nell'erotismo con un brevissimo paragrafo sul
Pornografico: la copertina della sessualità assurda
Il pornografico, in questo contesto, può essere letto come una sorta di “copertina rigida” dell’assurdo sessuale: mostra tutto, ma lascia poco spazio. Quando l’assurdo entra nel pornografico, spesso lo fa per smontarlo, per evidenziarne la meccanicità, la ripetizione, l’eccesso di senso unico. L’assurdo qui agisce come una lente critica: rende evidente quanto certe immagini siano costruite, artificiali, quasi grottesche nella loro ossessione per la chiarezza. In arte e illustrazione, questo cortocircuito è interessante perché sposta l’attenzione dal gesto al contesto, dal corpo all’idea.
Non si tratta di provocare, ma di interrogare: cosa succede quando il sesso smette di essere desiderio e diventa schema? Ed è proprio in questo slittamento che l’assurdo diventa uno strumento narrativo lucidissimo.
Realtà, vita e assurdo
L’assurdo, in fondo, non è altro che un riflesso fedele della realtà in cui viviamo. Una realtà fatta di contraddizioni quotidiane, di regole che cambiano a seconda di chi le enuncia, di governati chiamati a essere responsabili mentre chi governa spesso sfugge alle stesse responsabilità. Viviamo sospesi tra obbedienza e dissidenza, tra il desiderio di ordine e la necessità di mettere tutto in discussione. L’assurdo nasce proprio lì: quando la logica ufficiale smette di coincidere con l’esperienza reale. Nell’arte e nel disegno in particolare diventa uno strumento critico potente, perché non predica e non giudica, ma mostra. Esagera, ripete, deforma, rendendo visibile ciò che nella vita di tutti i giorni accettiamo senza più farci domande. E forse è per questo che l’assurdo ci fa sorridere: perché riconosciamo, in quelle immagini, qualcosa che conosciamo fin troppo bene.
Qui sotto per chi vuol approfondire questo mio pensiero offro questo trattato illustrato e scritto da me sul dissentire. Un modo per condividere le mie idee e il mio modo per disubbidire ma soprattutto sensibilizzare le persone a una qualsiasi reazione allontanandole dall'indifferenza che ci uccidera' tutti!
Conclusione: perché l’assurdo è fondamentale
L’assurdo non è una fuga dalla tecnica, ma una prova di maturità.
Solo chi conosce le regole può permettersi di infrangerle con intelligenza.
In questa lezione uso l’inchiostrazione come strumento di esplorazione: composizioni estreme, metodi insoliti, soluzioni impreviste.
Non cerco immagini corrette, cerco immagini necessarie.
E spesso, paradossalmente, è proprio l’assurdo a riportarci al centro del nostro linguaggio visivo.
Di seguito il libro che consiglio di leggere per questa lezione e un piccolo "cameo" che assurdamente metto alla fine ma che volutamente volevo isolare da tutto il resto: Luigi Serafini
Il mito di Sisifo – Albert Camus
Questo è il testo sull’assurdo. Camus non lo usa come sinonimo di caos o nonsense, ma come una condizione lucida e profondamente umana: lo scontro permanente tra il nostro bisogno di senso e il silenzio del mondo. Sisifo, condannato a spingere eternamente un masso su per una montagna per vederlo rotolare giù ogni volta, non è una vittima tragica, ma una figura radicalmente contemporanea. L’assurdo non sta nella fatica, ma nella ripetizione senza esito, nell’azione che non produce progresso. Eppure Camus compie uno scarto decisivo: proprio nella consapevolezza di questa condizione nasce una forma di libertà. Sisifo è assurdo, ma è anche cosciente, e quindi, paradossalmente, felice.
Per chi non potrà leggere il testo, questo è il punto chiave: l’assurdo non è rassegnazione, è resistenza. È continuare a fare, pur sapendo che non c’è una soluzione finale. Dal punto di vista visivo e compositivo, è una miniera straordinaria: ripetizione, ciclicità, peso, scala, sproporzione, isolamento della figura, tensione tra movimento e immobilità. Tutti elementi perfetti per ragionare su una copertina che non racconti una storia, ma una condizione.
IMPORTANTE: E proprio perché con le fanzine andremo sempre più a lavorare per temi, ho deciso di cambiare l’approccio delle lezioni, lasciandovi maggiore libertà. Chi vorrà continuerà a illustrare e a tentare la creazione di una copertina, ma ricordiamoci che il vero cuore del lavoro resta il tema. E il tema della prossima fanzinina è chiaro: assurdo.
Luigi Serafini: il re dell’assurdo
Pensavate me ne fossi dimenticato invece no! Se Camus ci dà le fondamenta teoriche dell’assurdo, Luigi Serafini ne costruisce l’universo visivo definitivo. Il suo Codex Seraphinianus è probabilmente una delle opere più radicali mai realizzate: un’enciclopedia di un mondo inesistente, scritta in una lingua illeggibile, illustrata con una precisione scientifica applicata all’impossibile. Qui l’assurdo non è ironico né provocatorio: è totale, coerente, impeccabilmente logico… in un sistema che non possiamo decifrare.
Serafini è fondamentale per chi disegna perché dimostra che l’assurdo può essere rigoroso, elegante, quasi accademico. Non c’è improvvisazione: ogni immagine segue regole che non conosciamo, ma che percepiamo come reali. È l’assurdo portato alla massima sofisticazione. Studiare Serafini significa capire che l’incoerenza, per funzionare, ha bisogno di una struttura fortissima. Ed è forse questa la lezione più importante: l’assurdo non è mancanza di senso, ma senso spinto oltre il punto di comprensione.
Per chi la vuole ho il testo completo in Pdf me lo puo' richiedere via mail o messaggio saro' lieto di condividerlo. Consiglio comunque di visionare il testo fisico che alla civica e' disponibile!
Ecco una bibliografia essenziale sull’assurdo, pensata per chi vuole approfondire il tema non solo dal punto di vista teorico, ma anche visivo, narrativo e artistico. Non è un elenco accademico, ma una mappa per orientarsi.
Filosofia e pensiero
Albert Camus, Il mito di Sisifo Il testo fondativo: definisce l’assurdo come condizione esistenziale e ne ribalta il significato in chiave attiva e creativa.
Albert Camus, Lo straniero L’assurdo incarnato nella vita quotidiana, nella distanza emotiva e nell’incomprensione del mondo.
Søren Kierkegaard, Timore e tremore Un precursore dell’assurdo moderno, dove la logica si infrange contro il paradosso dell’esistenza.
Pizzimenti, M. (2025). Aggressività e sessualità. Il rapporto figura/sfondo tra dolore e piacere. FrancoAngeli
Teatro e letteratura
Samuel Beckett, Aspettando Godot L’assurdo come attesa, ripetizione e vuoto. Un testo chiave anche per chi lavora per immagini.
Eugène Ionesco, La cantatrice calva Il linguaggio stesso diventa assurdo: dialoghi che si svuotano di significato.
Franz Kafka, Il processo L’assurdo burocratico e oppressivo, lucidissimo e angosciante.
Arte, illustrazione e immagine
Luigi Serafini, Codex Seraphinianus — Rizzoli L’enciclopedia dell’assurdo visivo: un mondo coerente e indecifrabile.
Roland Topor, Écrits / raccolte illustrate L’assurdo come satira feroce e linguaggio diretto.
Saul Steinberg, The Passport L’assurdo grafico, elegante e concettuale, applicato al disegno.
Fumetto e narrazione visiva
Scott McCloud, Capire il fumetto — Tunué Un esempio perfetto di come l’assurdo possa diventare strumento di chiarezza.
Moebius, Inside Moebius Visione meta-narrativa e paradossale del processo creativo.
Gary Panter, Jimbo Fumetto radicale e assurdo come critica culturale.
Cinema e immaginario contemporaneo
Charlie Kaufman, Synecdoche, New York (film) L’assurdo come costruzione mentale infinita.
Terry Gilliam, Brazil (film) Distopia assurda e grottesca, visivamente potentissima.
Steve Cutts, cortometraggi animati L’assurdo come lente critica del presente.
Questa bibliografia non va “studiata” tutta: va attraversata. L’assurdo non si impara, si riconosce. E spesso lo si capisce meglio disegnandolo.









































































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